Confronta

Asti: uno scrigno di storia e arte

Asti: uno scrigno di storia e arte

Non solo enogastronomia

Spesso, quando si parla di Asti e del suo territorio, la prima cosa che viene in mente a tutti è lo straordinario patrimonio enogastronomico che li caratterizza. I vini, naturalmente, apprezzati in tutto il mondo e frutto di una lunga tradizione, mantenuta sempre viva e al passo coi tempi dall’impegno delle nuove generazioni, e poi le eccellenze culinarie come il salame cotto, la bagna caôda e i tartufi bianchi, per citarne solo alcune.

Non tutti sanno, invece, quanto la città abbia da offrire in termini artistici, storici e culturali, essendo uno dei centri che, fin dall’età romana, si è sviluppato commercialmente grazie alla posizione geografica favorevole: Asti è stata per secoli un punto di passaggio obbligato per viandanti, mercanti e artisti ed ha giocato un ruolo decisivo nella scacchiera degli interessi politico-militari dell’Italia settentrionale e d’Oltralpe nel corso del medioevo.

Inoltre, sia la Chiesa, sia le grandi famiglie che vivevano all’interno della cinta muraria, avendo a disposizione grandi disponibilità finanziarie, si sono sempre dedicate a imporre la propria presenza in città e nel territorio circostante con chiese, palazzi, torri e monumenti, secondo lo stile in voga al momento, che spazia dal gotico al barocco e celando dietro a facciate talvolta dismesse, veri e propri tesori d’arte. I palazzi dei Malabajla, dei Roero (con i loro innumerevoli feudi), degli Alfieri, degli Zoya e di molte altre “casane” punteggiano ancora oggi il centro cittadino richiamando con le loro decorazioni in cotto, gli archi in mattoni e arenaria, e le pitture di artisti come Gandolfino da Roreto, il prestigio della propria casata attraverso l’arte.

Anche la posizione strategica della città, crocevia di importanti vie di comunicazione, ha accresciuto l’importanza politica di Asti, che deve alcune delle proprie opere più famose a vicende storiche importantissime: basti pensare al complesso di San Pietro in Consavia, nato nel periodo della prima Crociata e che si trovava a quel tempo appena fuori dalle mura, e all’abbazia di Vezzolano, a circa 30 km nord di Asti, voluta dallo stesso Carlo Magno vittorioso sui Longobardi.

Acquasantiera Asti

Hasta: una colonia romana destinata al successo

Quando il console Marco Fulvio Flacco condusse una serie di campagne militari per sottomettere i territori dell’attuale Piemonte meridionale, intorno al 125 a.C., il suo mandato era molto chiaro: trovare territori fertili da distribuire ai romani, come applicazione pratica delle politiche a favore della plebe di Tiberio e Caio Gracco. Naturalmente, il territorio astigiano si prestava benissimo per questo scopo e così, dopo aver tracciato una strada che attraversasse queste zona, la via Fulvia, si procedette alla fondazione di alcuni oppida, ovvero di accampamenti fortificati, destinati a diventare nuclei per nuove città.

Tra questi, Hasta viene citata da Plinio il Vecchio come uno dei centri artigianali più attivi, soprattutto per la produzione di stoviglie in terracotta, anche se non si sono ancora trovati riscontri archeologici di questa attività. Resta invece, tra le attrazioni della città, la Torre Rossa, una delle due torri che affiancavano la principale porta di ingresso attraverso le mura romane. In mattoni e a base poligonale, venne costruita nel primo secolo dopo Cristo e fu successivamente sopraelevata, per essere utilizzata come campanile della chiesa di Santa Caterina.

Asti Torre Rossa

Sono moltissimi i luoghi di Asti, inoltre, in cui si nota l’utilizzo di materiali di recupero da edifici romani per nuove strutture, seguendo una tendenza che fu di tutta l’Europa medievale. Tra i numerosi esempi possiamo citare le quattro statue di santi che ornano il portale laterale della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Gottardo, scolpite a partire da materiali romani preesistenti, ma anche i basamenti delle due grandi vasche battesimali medievali all’interno della Cattedrale, costituiti da due grandi capitelli corinzi rovesciati.

I commerci e l’età della fede

I tumultuosi decenni che videro la fine dell’Impero di Roma investirono anche Hasta che, però, seppe sfruttare la propria posizione strategica per diventare un centro di primaria importanza per i commerci agricoli e artigianali della regione. Questa rinnovata prosperità si univa ad un profondo senso religioso cristiano, vissuto come elemento fondante di tutti gli aspetti della vita. Anche Hasta, che progressivamente diventa Asti, come tanti altri luoghi d’Europa, rinasce dopo il crollo del dominio romano proprio dall’integrazione di questi due aspetti: una ripresa economica legata all’agricoltura e ai commerci e la presenza della fede cristiana come elemento totalizzante della vita individuale e di quella pubblica.

Non a caso, tra le bellezze medievali di Asti ci sono tanti edifici religiosi, prima fra tutte la Collegiata di San Secondo, costruita a partire dal X secolo nel luogo ritenuto quello del martirio del santo protettore della città. Le sue severe forme romaniche ancora leggibili nonostante alcuni rimaneggiamenti di epoche e stili successivi, racchiudono un gioiello di arte e bellezza, in cui le decorazioni in cotto e arenaria sono in dialogo con gli affreschi medievali riportati recentemente alla luce.

Asti chiesa

All’incirca coeva con la collegiata di San Secondo è la rotonda di San Pietro in Consavia, voluta dopo il 1000 dal vescovo Landolfo di Vergiate, per riprodurre il Santo Sepolcro di Gerusalemme e far sì che i pellegrini, che non potevano permettersi uno dei rischiosi pellegrinaggi in Terra Santa al seguito delle prime Crociate, avessero una meta locale verso cui rivolgere la propria devozione e, naturalmente, le proprie offerte in denaro.

 

Il Comune e le grandi famiglie

A mano a mano che la ricchezza della città aumentava, soprattutto per lo sviluppo dei commerci e delle prime attività finanziarie, le famiglie più potenti si affrancarono dal potere dell’Imperatore e anche da quello del vescovo, fondando un Comune, sicuramente prima del 1095, anno a cui risale un documento in cui viene indicata la città come sede di un governo indipendente.

La Cattedrale, uno dei più interessanti esempi di architettura gotica in Piemonte, è, insieme alle numerosi torri e caseforti che si possono ancora ammirare in città, l’espressione più grandiosa della potenza del Comune medievale a cavallo tra XIII e XIV secolo, nel periodo di massimo splendore dei commerci e, conseguentemente, di massima ricchezza dei suoi abitanti.

In questo periodo le ricche famiglie astigiane iniziarono anche a lottare tra di loro, dividendosi, come in gran parte d’Europa, tra guelfi e ghibellini, e sfruttando qualsiasi occasione per farsi dispetti e danni a vicenda e perdendo così l’occasione di identificare tra di loro un leader capace di mantenere Asti forte davanti agli attacchi dei tanti conquistatori interessati a prendere controllo del centro urbano medievale: infatti, nel 1342 i cittadini, stanchi delle continue lotte, lasciarono che i Visconti facessero il loro ingresso tra le mura cittadine, ponendo fine al libero Comune medievale.

I palazzi di questo periodo, più volte rimaneggiati nei secoli successivi, abbelliscono ancora oggi il centro cittadino e contribuiscono a mantenere quell’atmosfera unica che fa di Asti una tranquilla cittadina di provincia, all’apparenza sonnolenta ma crocevia di tanti itinerari turistici.

 

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