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Bra, città Slow

Bra, città Slow

Alla ricerca di un’identità

Bra è una città di quasi 30.000 abitanti situata nel cuore del Piemonte profondo e rurale, a pochi passi da Alba e dalle Langhe, che, durante il secolo scorso, ha puntato decisamente sull’industria, trasformandosi rapidamente da crocevia dei commerci di prodotti agricoli della zona a polo industriale prima conciario e poi legato alla produzione delle materie plastiche.

Negli ultimi anni, però, Bra ha di nuovo cambiato volto, in un certo senso tornando alla sua antica vocazione contadina, anche se rivisitata in chiave moderna, e si è imposta come punto di riferimento della cultura del buon cibo, del buon vino e del vivere bene in generale. Questa trasformazione, senza dubbio, ha ridato colore e vivacità ad una città che, fino a pochi anni fa, era poco più che un agglomerato industriale, percepito, da chi lo visitava, come grigio e freddo.

Il complesso neogotico di Pollenzo sede dell’Universita’ di Scienze gastronomiche

Dal 2004, ad esempio, studenti provenienti da tutto il mondo frequentano la sede dell’Università di Scienze Gastronomiche nella vicina Pollenzo, formandosi come gastronomi, ossia esperti con formazione multidisciplinare sulle tematiche del cibo, in grado di orientarne la produzione e il consumo verso modalità consapevoli ed ecosostenibili.

Inoltre, tra le nuove attività che hanno vivacizzato Bra negli ultimi anni non possiamo dimenticare un’iniziativa di richiamo internazionale, il grande festival Cheese!, dedicato al formaggio e alla sua cultura, organizzato con cadenza biennale da Slow Food, che ha visto, nel 2018, 270mila visitatori conoscere e assaporare le gustose specialità di oltre 300 espositori.

 

Una città ecosostenibile

Palazzo Traversa

Bra, tuttavia, non sta solo puntando a diventare una nuova meta del turismo eno-gastronomico, ma si impegna, con il coinvolgimento attivo dei propri cittadini, per il miglioramento della qualità della vita quotidiana e per la promozione di comportamenti sani ed ecosostenibili.

Uno dei primi provvedimenti che ha segnato questa svolta in senso ambientalista è stata l’introduzione del divieto alla circolazione per le autovetture all’interno del centro storico. Questo divieto, regolato nel 2016 con la suddivisione in due aree, una permanentemente vietata alla circolazione e una, più ampia, in cui la circolazione è vietata solo di sera e nei fine settimana, ha lo scopo dichiarato di invitare la popolazione, per quanto possibile, a rallentare il proprio ritmo di vita.

Naturalmente, perché misure come questa avessero una reale efficacia senza pesare eccessivamente sulla vita cittadina, in termini di produttività e benessere, è stato necessario predisporre, negli anni, un sistema di parcheggi che, circondando tutto il centro storico, consente di lasciare agevolmente la macchina per poter poi proseguire a piedi se si è diretti in una destinazione nell’area pedonale.

D’altra parte, contrariamente a quanto si temeva, come spesso accade in questi casi, il volume delle vendite degli esercizi commerciali presenti nel centro pedonalizzato è aumentato, nonostante i periodi di crisi degli ultimi anni e la valutazione dei cittadini è decisamente positiva, sia in termini di qualità della vita, sia in termini di una migliore fruizione delle bellezze della propria città.

In effetti, l’amministrazione comunale è molto attenta a coinvolgere i cittadini nelle iniziative di rilancio e trasformazione della propria città e si appoggia spesso ai contributi, sempre molto apprezzati e stimolanti, dei gruppi di lavoro che, su diverse tematiche, riuniscono i braidesi più attivi e propositivi.

 

Una città da visitare

La chiesa di S.Andrea

La pedonalizzazione del centro cittadino ha permesso anche di valorizzare ulteriormente alcuni gioielli artistici presenti a Bra, ora visitabili in un contesto più tranquillo e silenzioso. Tra questi spicca, sicuramente, la chiesa di Santa Chiara, il capolavoro settecentesco di Bernardo Vittone, con la sua originale pianta quadrilobata e le sue morbide forme barocche delineate nell’esterno in mattoni. Entrando nell’edificio, poi, si viene colpiti dalla luce che, attraverso la doppia cupola traforata, esalta gli affreschi e le decorazioni dai colori vividi ed eleganti. I tre altari, terminati nel secolo scorso, rappresentano il fulcro dell’impianto decorativo, illustrando temi dell’Ordine Francescano e, in particolare, delle suore Clarisse che ne commissionarono la costruzione.

Sempre del Vittone, almeno nel suo aspetto attuale, è lo splendido Palazzo Comunale, mentre altri esempi di barocco settecentesco sono la chiesa di Santa Maria degli Angeli e quella di Sant’Antonino. Tra le attrazioni della città non si possono tralasciare una sosta alla casa natale del Cottolengo, da cui si gode una bellissima vista panoramica, un’occhiata alle architetture medievaleggianti di Palazzo Traversa, che ospita  il Museo Civico, e una visita all’interessante Museo del Giocattolo, con una collezione che riesce sempre ad affascinare tutti i visitatori.

Insomma, per chi vuole venire a Bra non si può certo dire che cibo e vino siano le sole attrattive, ma piuttosto che la città ha saputo dare risalto, con una serie di politiche coerenti e coraggiose, sia alle proprie bellezze artistiche, sia alle eccellenze enogastronomiche del territorio.

 

Produrre cibo di qualità in città

Una delle più interessanti e amate iniziative di questi ultimi anni è stata la creazione di 120 orti urbani, ossia di lotti di terreno coltivabile di proprietà del comune e non altrimenti utilizzati, messi a disposizione dei cittadini che ne facciano richiesta. Gli appezzamenti disponibili sono adatti per piccole coltivazioni di frutta, verdura o fiori ad uso familiare, non superando mai i 60 mq, e questo giustifica il nome, molto appropriato, di “orti urbani”. I cittadini, dunque, che, non essendo proprietari o affittuari di altri terreni coltivabili, ne facciano richiesta e accettino il regolamento che vieta di commercializzare i prodotti degli orti, possono entrarne in possesso, temporaneamente, con il pagamento di poche decine di euro l’anno.

Oltre a riqualificare dei terreni comunali che erano, di fatto, abbandonati, l’iniziativa ha reso possibile a molti cittadini che non avevano mai avuto la possibilità di impegnarsi in un’attività agricola come quella dell’orto, fatta di pazienza, impegno e cura per il dettaglio, di sperimentare come il rapporto con la terra migliori la salute e l’umore, dando anche la possibilità di mangiare prodotti sani, risparmiando sulla spesa quotidiana.

 

Bra e l’associazione Città Slow International

Quando di parla di città slow, o di città “lente”, si può spesso cadere nell’equivoco che si cerchi, in qualche modo, un impossibile ritorno ad un passato fatto, senz’altro, di ritmi più a misura d’uomo, ma anche di tanta fame, miseria e ignoranza. L’associazione Città Slow International, fondata nel 1999 da Bra, Orvieto, Greve in Chianti e Positano, ha, decisamente, tutto un altro scopo: vivere il progresso moderno in tutti i suoi aspetti positivi, cercando di costruire, però, un modo di vivere “a bassa velocità” che sia rispettoso delle dinamiche fisiche e psichiche dell’uomo nel suo rapporto con se stesso e con la natura.

Sono ormai 200 le città, sparse in tutto il mondo, che condividono questa filosofia di ricerca e che fanno parte dell’associazione, nata su impulso dello Slow Food di Carlin Petrini. Si tratta di comuni con una popolazione inferiore ai 50mila abitanti che puntano a rendere fruibile in modo intenso e lento il proprio patrimonio storico, artistico e culturale in senso ampio, nella consapevolezza che non è la velocità a generare profitto e progresso, ma la cura con cui si realizzano prodotti e processi di qualità.

Le città aderenti si impegnano, dunque, a mettere in pratica tutte quelle soluzioni che possano consentire ai propri abitanti, e agli eventuali visitatori, di vivere in modo pieno le bellezze e le opportunità che esse offrono, con un ritmo rispettoso dell’ambiente e delle esigenze più profonde dell’essere umano.

In altre parole, si amplia il concetto di eco-gastronomia, legato alla produzione e al consumo di cibo ecosostenibile e di alta qualità, a tutto il complesso del vivere civile, cercando i modi con cui si possano generare qualità e profitti incrementando, parallelamente, la qualità di chi vive un territorio, una città o si impegna in una qualunque attività lavorativa.

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