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Torino: portoni, botteghe storiche e il ghetto ebraico

Torino: portoni, botteghe storiche e il ghetto ebraico

In aggiunta ai grandi palazzi e alle chiese barocche, Torino ha una ricca eredità di storia e arte, celata in dettagli e decorazioni presenti in angoli della città spesso tralasciati da uno sguardo poco attento.

 

Grazie all’esperienza delle proprie guide turistiche, Meet Piemonte ha ideato un itinerario che si snoda nel cuore del centro storico di Torino, alternando strade secondarie con alcune delle piazze più note, proseguendo fino alla zona del ghetto ebraico: lungo il percorso, la guida riporta a nuova luce un’interessante collezione di botteghe storiche e portoni di accesso a cortili e palazzi in gran parte seicenteschi, arricchiti da un’ inaspettata simbologia di mascheroni, putti e figure animali.

Tour dei portoni, botteghe storiche e ghetto ebraico

Le botteghe storiche

Sopravvissute ai drastici cambiamenti economici e sociali, le botteghe storiche fanno parte della storia della comunità e come tali sono state protette da una legge regionale di valorizzazione, proposta per la prima volta già nel 1989.

Le architetture e gli arredi propri del settore commerciale influiscono sull’arredo della città in quanto con le proprie vetrine, cornici, strutture lignee (dal francese “devantures“), insegne e pubblicità ne definiscono il paesaggio urbano.

Tour dei portoni, botteghe storiche e ghetto ebraico

Tra le seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento le botteghe di carattere artigianale e di matrice medievale hanno lasciato spazio al negozio; quest’ultimo si differenziava proprio per l’impatto visivo che la merce esposta doveva avere al fine di attirare una clientela sempre più sofisticata, che si rispecchiava nello stile del negozio e, allo stesso tempo, si sentiva parte di un’élite ben identificata. Per la prima volta nella storia locale, si induceva il consumatore ad acquistare qualcosa che non aveva, ma che in fondo aveva sempre desiderato: un primo passo verso la società dei consumi.

Non esiste una tipologia specifica per l’architettura del commercio, conta solo l’attrazione verso la merce: si fa ricorso a soggetti, forme e colori ispirati alle grandi residenze aristocratiche europee, che a loro volta vengono mescolati alla fantasia delle maestranze artigiane che realizzano accessori, strutture e decorazioni in ferro e legno: maniglie barocche accanto a cancellate rinascimentali, lanterne del Quattrocento fiorentino accostate a marquises del Settecento parigino, convivono in un unico variegato ambiente.

 

Durante il tour delle botteghe storiche di Torino ci si sofferma davanti ad alcuni caffè, drogherie e negozi di passamaneria in gran parte ancora originali, per decifrarne gli elementi architettonici e di decoro presenti sia all’esterno sia all’interno, su banconi, scaffalature, lampadari e nel vasellame per la conservazione di unguenti, spezie e medicamenti nel caso delle antiche farmacie.

Bottega storica a Torino

I portoni

Nel corso dei tre ampliamenti urbani voluti dai Savoia per trasformare Torino da città medievale a capitale ducale prima e reale poi, venne imposta la costruzione di palazzi simili, uniformi nelle facciate e della stessa altezza: un espediente architettonico per dare maggior risalto alle nuove vie cittadine, ma soprattutto per comunicare la presenza del potere assoluto a cui tutte le famiglie, seppur nobili e benestanti, dovevano sottostare.

In questo scenario, l’unica personalizzazione concessa al proprio palazzo erano le decorazioni sfarzose e scenografiche dei portoni, che divennero nel tempo la carta d’identità delle famiglie residenti.

Un esempio di rosta

Il termine “porta”, che significa “passaggio”, evidenzia il ruolo simbolico di questo elemento realizzato a protezione dell’edificio, che comunica lo status sociale dei proprietari e, al tempo stesso, ha la funzione di diaframma fra la facciata esterna del palazzo e la sua corte interna più intima.

 

Inizialmente composti da un unico battente, i portoni si sono evoluti nel corso dei secoli fino al doppio battente con apertura contrapposta e, camminando per le vie di Torino, si possono notare varie tipologie e componenti ricorrenti, quali sovrapporte in legno o la cosiddetta rosta, struttura a raggiera in ferro battuto che permette alla  luce di filtrare all’interno. Altri elementi dalle decorazioni più disparate sono il batacchio (per poter bussare), a volte sostituito dal pichiotto, incernierato solo nella parte superiore in modo da poter essere sollevato per battere (in molti casi a forma di manina). Le toppe, sopravvissute alle moderne  serrature, e le manopole, con funzione di facilitare la spinta del portone nella sua apertura, sono a volte camuffate o circondate da volti ghignanti, mascheroni grotteschi, linguacce, volti di cani o leoni posti a guardia del palazzo, con il compito di tenere lontani spiriti maligni o ospiti indesiderati.

Dettaglio di un portone

Oltre ad osservare la forma di ciascun portone, la guida turistica di Meet Piemonte svela storie e aneddoti legati alla vita degli abitanti che dal portone transitavano ogni giorno: cronache mondane di famiglie nobili, storie di amanti e tradimenti, incontri segreti e leggende.

Dettaglio di un portone

Il ghetto ebraico

Il tour dei portoni e delle botteghe storiche di Torino conduce fino alle vie un tempo facenti parte del ghetto ebraico. In questa zona sono ancora visibili alcuni portoni in ferro battuto, così realizzati per dare modo alle guardie di poter verificare cosa avvenisse all’interno dei cortili ed evitare che fossero organizzate attività clandestine.

Tour dei portoni, botteghe storiche e ghetto ebraico

Istituito nel 1679, il ghetto di Torino fu uno degli ultimi ad essere realizzato in Italia. Il Piemonte dimostrò infatti secoli di tolleranza, grazie ad una serie di accordi tra Casa Savoia e la comunità ebraica. Nel corso del Settecento la popolazione del ghetto superò le mille persone e dovette ampliarsi: ancora oggi sono visibili gli edifici che, dovendo ospitare più famiglie possibili, a parità di altezza con le case limitrofe, si distinguono per avere un piano in più rispetto agli altri.

Dopo l’emancipazione del 1848 voluta da Carlo Alberto, che consentì agli ebrei di spostarsi in altri quartieri, molte modifiche furono apportate ai palazzi del ghetto, ma l’occhio attento della guida saprà mostrare i segni ancora presenti della vita di una comunità molto attiva, che contava sinagoghe di rito italiano, spagnolo e tedesco (non visibili).

 

La storia di questo quartiere di Torino si mescola agli eventi antecedenti l’istituzione del ghetto ebraico. Carlo Emanuele II volle, nel corso del Seicento, un secondo ampliamento urbanistico della città; questo coinvolse le strade di questa zona e previde anche una grande piazza che doveva avere forma ottagonale, dominata da un monumento dedicato al Duca sabaudo. I palazzi adiacenti non potevano avere il loro portone principale affacciato sulla piazza, in quanto si voleva che l’attenzione del visitatore fosse focalizzata solo sulla statua e non distratta dalla bellezza dei portoni.

Tour dei portoni, botteghe storiche e ghetto ebraico

L’itinerario del nostro tour e’ dunque studiato per consentire di riconoscere portoni originali Seicenteschi e quelli aggiunti successivamente, fino ad arrivare ad uno dei pochi palazzi torinesi ancora dotato di giardino interno al cortile, realizzato per sorprendere i passanti sulla strada che, durante le ore diurne con il portone aperto, potevano ammirare le profondità e le scenografie testimoni del potere della famiglia residente.

 

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