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Portoni, botteghe storiche e il ghetto ebraico

Portoni, botteghe storiche e il ghetto ebraico

Torino: cosa vedere di meno noto

Il tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino è un’opportunità per scoprire la città sotto un punto di vista inedito.

 

In aggiunta ai grandi palazzi e alle chiese barocche, Torino ha una ricca eredità di storia e arte che include angoli della città spesso tralasciati dagli itinerari turistici consueti.

 

Meet Piemonte ha ideato un itinerario che si snoda nel cuore del centro storico di Torino, alternando strade secondarie con alcune delle piazze più note.

 

Si prosegue fino alla zona del ghetto ebraico: lungo il percorso si ammirano botteghe storiche e portoni di accesso a cortili e palazzi.

 

Un viaggio che dal XVII secolo arriva fino agli anni ‘30 del 1900,  per decifrare un’inaspettata simbologia di mascheroni, putti e figure animali.

Tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino
Caffè storico a Torino

Itinerario a Torino: le botteghe storiche

Sopravvissute ai drastici cambiamenti economici e sociali, le botteghe storiche fanno parte della storia della comunità. Come tali sono state protette da una legge regionale di valorizzazione, proposta per la prima volta già nel 1989.

 

Le architetture e gli arredi propri del settore commerciale influiscono sull’arredo della città in quanto con le proprie vetrine, cornici, strutture lignee (dal francese “devantures“), insegne e pubblicità ne definiscono il paesaggio urbano.

 

Tra le seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento le botteghe di carattere artigianale e di matrice medievale hanno lasciato spazio al negozio.

 

Quest’ultimo si differenziava proprio per l’impatto visivo che la merce esposta doveva avere al fine di attirare una clientela sempre più sofisticata.

 

Lo stile del negozio identificava un’élite di clienti ben identificata. Per la prima volta nella storia locale, si induceva il consumatore ad acquistare qualcosa che non aveva, ma che in fondo aveva sempre desiderato. Un primo passo verso la società dei consumi.

Tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino
Insegne storiche e arredi originali delle botteghe torinesi

 

Arredi e decorazioni originali nelle botteghe di Torino

Non esiste una tipologia specifica per l’architettura del commercio, conta solo l’attrazione verso la merce. Si fa quindi ricorso a soggetti, forme e colori ispirati alle grandi residenze aristocratiche europee, che a loro volta vengono mescolati alla fantasia delle maestranze artigiane.

 

Si realizzano accessori, strutture e decorazioni in ferro e legno come maniglie barocche e cancellate rinascimentali, lanterne del Quattrocento fiorentino accostate a marquises del Settecento parigino.

 

Il tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino si sofferma davanti ad alcuni caffè, drogherie e negozi di passamaneria in gran parte ancora originali.

 

Si decifrano gli elementi architettonici e di decoro presenti sia all’esterno sia all’interno del negozio, su banconi, scaffalature e lampadari.

 

Interessante il vasellame per la conservazione di unguenti, spezie e medicamenti delle antiche farmacie.

Tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino
Devanture origianale anni ’30 di un negozio di cappelli

 

Il tour dei portoni, botteghe storiche e del ghetto ebraico di Torino

Tre ampliamenti urbani furono ordinati dai Savoia per trasformare Torino da città medievale a capitale ducale prima e reale poi.

 

Venne imposta la costruzione di palazzi simili, uniformi nelle facciate e della stessa altezza. Un espediente architettonico per dare maggior risalto alle nuove vie cittadine comunicando la presenza del potere assoluto.

 

Tutte le famiglie, seppur nobili e benestanti, dovevano sottostare a questa regola architettonica.

 

In questo scenario, l’unica personalizzazione concessa al proprio palazzo erano le decorazioni sfarzose e scenografiche dei portoni, che divennero nel tempo la carta d’identità delle famiglie residenti.

 

Il termine “porta”, che significa “passaggio”, evidenzia il ruolo simbolico di questo elemento realizzato a protezione dell’edificio.

 

La porta indica lo status sociale dei proprietari e, al tempo stesso, ha la funzione di diaframma fra la facciata esterna del palazzo e la sua corte interna più intima.

Portoni storici a Torino
Dettagli della rosta e della decorazione del portone

 

Evoluzione dei portoni

Inizialmente composti da un unico battente, i portoni si sono evoluti nel corso dei secoli fino al doppio battente con apertura contrapposta.

 

Camminando per le vie di Torino, si possono notare varie tipologie e componenti ricorrenti, quali sovrapporte in legno o la cosiddetta rosta, struttura a raggiera in ferro battuto che permette alla  luce di filtrare all’interno.

 

Altri elementi dalle decorazioni più sorprendenti sono il batacchio (per bussare), a volte sostituito dal pichiotto, incernierato solo nella parte superiore in modo da poter essere sollevato per battere (in molti casi a forma di manina).

 

Le toppe, sopravvissute alle moderne  serrature, e le manopole, con funzione di facilitare la spinta del portone nella sua apertura, sono a volte camuffate o circondate da volti ghignanti, mascheroni grotteschi, linguacce, volti di cani o leoni posti a guardia del palazzo, con il compito di tenere lontani spiriti maligni o ospiti indesiderati.

 

Il tour dei portoni, botteghe storiche e il ghetto ebraico è anche un racconto di storie e aneddoti legati alla vita degli abitanti che dal portone transitavano ogni giorno. Cronache mondane di famiglie nobili, storie di amanti e tradimenti, incontri segreti e leggende.

Portoni storici e arredi urbani a Torino
Dettagli di alcuni portoni storici nel centro di Torino

 

Cosa vedere a Torino: il ghetto ebraico

Il tour dei portoni e delle botteghe storiche di Torino conduce fino alle vie un tempo facenti parte del ghetto ebraico. In questa zona sono ancora visibili alcuni portoni in ferro battuto, così realizzati per dare modo alle guardie di poter verificare cosa avvenisse all’interno dei cortili.

 

Le grate permettevano di tenere sotto controllo eventuali attività clandestine.

 

Istituito nel 1679, il ghetto di Torino fu uno degli ultimi ad essere realizzato in Italia. Il Piemonte dimostrò infatti secoli di tolleranza, grazie ad una serie di accordi tra Casa Savoia e la comunità ebraica.

 

Nel corso del Settecento la popolazione del ghetto superò le mille persone e dovette ampliarsi. Ancora oggi sono visibili gli edifici che, dovendo ospitare più famiglie possibili, a parità di altezza con le case limitrofe, si distinguono per avere un piano in più rispetto agli altri.

 

Dopo l’emancipazione del 1848 voluta da Carlo Alberto, che consentì agli ebrei di spostarsi in altri quartieri, molte modifiche furono apportate ai palazzi del ghetto. L’occhio attento della guida turistica saprà mostrare i segni ancora presenti della vita di una comunità molto attiva, che contava sinagoghe di rito italiano, spagnolo e tedesco (non visibili).

 

La storia di questo quartiere di Torino si mescola agli eventi antecedenti l’istituzione del ghetto ebraico.

tour ghetto ebraico a Torino mole
Da alcune parti del ghetto ebraico si intravede la Mole. Photo by Antonio Sessa

 

I portoni nel ghetto ebraico di Torino

Carlo Emanuele II volle, nel corso del Seicento, un secondo ampliamento urbanistico della città. Questo coinvolse le strade di questa zona e previde anche una grande piazza che doveva avere forma ottagonale, dominata da un monumento dedicato al Duca sabaudo.

 

I palazzi adiacenti non potevano avere il loro portone principale affacciato sulla piazza, in quanto si voleva che l’attenzione del visitatore fosse focalizzata solo sulla statua e non distratta dalla bellezza dei portoni.

 

L’itinerario del nostro tour e’ dunque studiato per consentire di riconoscere portoni originali Seicenteschi e quelli aggiunti successivamente.

 

Si arriva infine ad uno dei pochi palazzi torinesi ancora dotato di giardino interno al cortile. I passanti sulla strada durante le ore diurne con il portone aperto, potevano ammirare le profondità e le scenografie testimoni del potere della famiglia residente.

 

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