Confronta

La cupola ellissoidale di Vicoforte

La cupola ellissoidale di Vicoforte

Tante sono le cupole che abbelliscono con le loro eleganti linee curve i profili di città e paesi italiani e per la stragrande maggioranza sono costruzioni a base circolare: il Pantheon di Roma, con un diametro di oltre 43 m, il famoso cupolone di San Pietro e il capolavoro di Brunelleschi a Santa Maria del Fiore di Firenze, giusto per citare quelle più imponenti.
Esiste, tuttavia, un’altra tipologia di cupola, quella ellissoidale o ellittica, che appoggia su un tamburo ovale e l’esempio più grande mai realizzato (in muratura) si trova nelle campagne del monregalese: è la cupola del Santuario della Natività di Maria, detto anche Regina Montis Regalis di Vicoforte. La visita guidata della cupola di Vicoforte si svolge con una guida turistica di Meet Piemonte che conduce il visitatore in un tour di circa un’ora e al quale puo’ essere abbinata la salita sulla cupola aperta molti mesi all’anno.

 

Il sito

Siamo nel Piemonte meridionale, non lontano dalle Langhe e dalle Alpi Marittime, a pochi chilometri dalla cittadina di Mondovì che merita da sola una visita guidata per apprezzare le tante testimonianze artistiche, architetture barocche e una delle piazze più suggestive d’Italia (Piazza Maggiore nella parte alta di Mondovì, detta appunto Piazza).

Nello scenario del Piemonte cinquecentesco, con i Savoia appena trasferitisi da Chambery a Torino, intenti a sancire la loro presenza nel resto della regione, Mondovì era già sede dell’Università.

Non appena arrivati a Vicoforte si rimane stupiti dalla mole del complesso del Santuario, alto ben 74 m, la cui cupola misura due diametri di circa 36 m e 25 m. A detta di molti, sarebbe una sorta di cattedrale nel deserto che sorprende proprio per essere collocata in un piccolo (e umile) centro abitato: oggi Vicoforte conta pochissimi locali commerciali ed alcune aree residenziali di recente costruzione ma nel XVI secolo, quando l’idea di un santuario prese piede, era solo una campagna boschiva e incolta.

Santuario Vicoforte mausoleo Savoia

Le origini

La visita guidata con la guida turistica abilitata inizia proprio con lo scenario storico che fece da sfondo alla scelta di Carlo Emanuele I Duca di Savoia, di finanziare l’opera. Ritratto nella statua che accoglie i visitatori nel piazzale antistante il Santuario, Carlo Emanuele I era alla ricerca di rinsaldare i rapporti con il vescovo e la popolazione locale ancora rammaricati dalla decisione di Emanuele Filiberto (il padre del Duca) di distruggere nel 1572 la cattedrale di Mondovì costruita solo cinquant’anni prima, per far posto alla cittadella militare.

Nel frattempo, a Vicoforte, un dipinto di Segurano Cigna raffigurante la Madonna con il Bambino, a seguito del presunto sanguinamento, divenne meta di devoti pellegrini al punto da aumentare il commercio e lo sviluppo urbanistico locale. La narrazione delle origini del dipinto, avvolte nella leggenda, coinvolgeranno il visitatore durante il tour di Vicoforte.

I lavori presero il via grazie alla volontà del vescovo di far costruire un tempio più capiente che potesse accogliere i fedeli e grazie agli interessi di Carlo Emanuele I, influenzato anche dalla devota moglie Caterina d’Austria.

 

Il mausoleo dei Savoia

I Savoia pensarono di destinare il futuro tempio a mausoleo di famiglia ma quest’ idea fu abbandonata a inizio XVIII secolo, quando fu edificata la Basilica di Superga sulla collina torinese. Conseguentemente, solo Carlo Emanuele I fu sepolto a Vicoforte, all’interno della cappella di San Bernardo, dove si ammira la tomba in marmi policromi dei fratelli Collino, arricchita dalle statue di Atene e Minerva rappresentanti la saggezza ed il genio militare, ritenute virtù del Duca.

Tomba di Carlo Emanuele I a Vicoforte
Tomba del Duca di Savoia Carlo Emanuele I realizzata dai Fratelli Collino

Neanche la tomba nella Cappella di San Benedetto ideata per la figlia di Carlo Emanuele I, Margherita, non fu mai utilizzata in quanto la duchessa riposa in Spagna.

Tomba vuota di Margherita di Savoia
Tomba realizzata dal Gaggini per la figlia del Duca Carlo Emanuele I e mai utilizzata.

Nessun altro membro di Casa Savoia fu sepolto qui fino al dicembre 2017, quando le salme del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena di Montenegro, divisi fin dai tempi dell’esilio, furono riportate in Italia rispettivamente da Alessandria d’Egitto e da Montpellier in Francia. Il ritorno delle salme, organizzato quasi di nascosto e reso pubblico all’ultimo, ha sorpreso e scosso il Paese, riaccendendo l’opinione pubblica con la pagina più scura della storia nazionale: i rapporti tra monarchia e dittatura fascista, la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale, la firma delle leggi razziali (ritenuta la macchia peggiore per il destino del Re) e la fine della secolare Casa Reale.

Tomba di Vittorio Emanuele III nel santuario di Vicoforte
Le tombe del Re Vittorio Emanuele III Savoia e della Regina Elena di Montenegro

L’architettura

La guida turistica evidenzia dall’esterno del Santuario i tre stili architettonici principali che si sovrappongono (in modo non sempre uniforme) nelle facciate, risultato evidente di cambi di destinazione d’uso e aggiunte al progetto originale di Ascanio Vitozzi, il quale pose la prima pietra il 7 luglio 1596. Infatti, l’impegno esoso che il cantiere richiedeva, le difficoltà statiche causate dalla mole di spesse e pesanti mura perimetrali, nonché le guerre del sale tra i Savoia e i Monregalesi protratte fino al 1699, confluirono in ritardi, arresti e varie riprese dei lavori.
Il Vitozzi concepì un corpo ellittico che originariamente avrebbe dovuto essere circondato da sedici cappelle (ne furono realizzate solo quattro), un modello in voga all’epoca ma che alla sua morte, avvenuta nel 1615, vide l’erezione di solo dodici metri di muratura non ancora coperti dalla volta.

I lavori ripresero solo verso il 1702, quando, l’architetto monregalese Francesco Gallo, all’epoca ancora giovane e in cerca di affermazione, si occupò della cappella di San Bernardo, dell’altare maggiore e dell’altare dedicato a Santa Scolastica nella cappella di San Benedetto. Richiamato nel 1729 da Vittorio Amedeo II, neo-eletto Re, il Gallo progettò e realizzò il tamburo a doppio ordine di finestre che sorregge la grande cupola ellissoidale in muratura, resa ancora più luminosa in sommità dalla lanterna: fu la consacrazione per la carriera dell’architetto.

Nonostante gli otto contrafforti aggiunti dal Gallo alle già spesse mura perimetrali del Vitozzi, il peso della costruzione ed un terreno sottostante argilloso richiesero importanti lavori di intervento statico in varie riprese, terminati negli anni ottanta del Novecento.

Santuario di Vicoforte mausoleo dei Savoia

La decorazione interna

Una volta entrati nel santuario, la vista dall’interno degli oltre 6000 mq di affreschi lascia letteralmente a bocca aperta. A fatica si possono immaginare Mattia Bortoloni, quadriturista milanese, e Felice Biella, di Rovigo, in equilibrio su ponteggi precari dipingere sospesi per aria. La loro opera, ispirata al Tiepolo, ebbe il compito di ricoprire i due precedenti tentativi di decorazione ritenuti insoddisfacenti: quelli del 1737 di Antonio Pozzo e del 1741 di Giuseppe Galli da Bibiena. Il tema della Salvezza si sviluppa con colori più accesi man mano che si sale, trasmettendo il fervore religioso che culmina con la Glorificazione della Vergine. Con il naso all’insù’ l’occhio può seguire il viaggio della Vergine dalla nascita al ricongiungimento con Gesù nel cielo, attraverso vari episodi della sua vita terrena.

interno cupola ellittica vicoforte

Il vantaggio di avere una guida turistica al fianco consente di leggere elementi artistici e dettagli altrimenti insignificanti all’occhio meno esperto. Infatti, la simbologia barocca si esprime a Vicoforte con molti riferimenti numerici che rimandano alla Trinità e all’infinito, con contrasti di luce e ombre e scelte di colore mirate ad esprimere sentimenti e situazioni, con scelte inusuali come quella di rappresentare tredici Apostoli anziché dodici.

Virtu nel Santuario di Vicoforte

Cosa fare in zona

La visita del Santuario di Vicoforte dura circa sessanta minuti e si presta dunque ad essere combinata, nella stessa giornata con uno dei seguenti siti.

La visita guidata di Mondovì i cui borghi Breo e Piazza sono collegati da una moderna funicolare.

Appena fuori dal consueto tour del borgo Piazza, merita una sosta la cappella di Santa Croce con una rarissima croce brachiale (una delle tre esistenti in Europa) e spesso dimenticata.

Per i più attivi si segnala il percorso devozionale delle cappelle dei misteri del Rosario che dalla parte alta di Mondovì (Piazza) conduce proprio a Vicoforte attraverso un percorso di circa quattro chilometri asfaltato e adatto a tutte le stagioni.

Per gli amanti dell’arte, a Bastia di Mondovì (12 km da Vicoforte) si visita la chiesa di San Fiorenzo, gioiello gotico con oltre 320 mq di affreschi risalenti al XV secolo.

Infine, si ricorda che Cuneo e le valli alpine sono a breve distanza così come Alba e le colline delle Langhe, Patrimonio Unesco, famose per il tartufo bianco e i pregiati vini tra cui il Barolo.

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Scritto da Marco Scaglione
info@meetpiemonte.com

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